venerdì 18 marzo 2016

Jaluni, dolci grecanici



L'argomento di questo mese per il gruppo de L'Italia nel Piatto sono Le ricette pasquali. Io ho voluto soffermarmi ancora una volta, come già negli anni precedenti, sui dolci tipici. La Calabria vanta una varietà di dolci pasquali, alcuni specifici di una determinata cultura come l'Arbereshe e la Grecanica, altri comuni a tutto il territorio seppure con nomi diversi. Oggi ci rechiamo nell'area grecanica ellenofona per conoscere i Jaluni o Fiauni, dolci fritti preparati in occasione della Pasqua nell'area grecanica.  Geograficamente parlando siamo nella parte meridionale dell'Aspromonte, versante ionico, un territorio impervio e difficile, abitato da contadini e pastori che con il passare del tempo hanno abbandonato i vecchi borghi per trasferirsi sulla costa. E la cucina di questo territorio è appunto di " contadini e pastori ", prodotti quindi della terra e degli animali allevati.  Prodotti naturali e genuini per delle preparazioni antiche e altamente simboliche. I Jaluni sono una sorta di ravioli fritti con un ripieno di ricotta e Musulupu, un formaggio primo sale che io ho omesso perchè difficilissimo da trovare. A questo proposito mi piace riportare quanto segue:

Formaggio tradizionale da tavola di origine greco-albanese, il musulupu o anche musulucu si produce su richiesta tra marzo e settembre nei paesi interni della locride, sul versante orientale dell'impervio Massiccio dell'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Secondo un'antica tradizione il nomignolo musulupu deriverebbe dall'antica lingua grecanica parlata in queste zone della locride, con significato di boccone del lupo.
Caratteristiche nella produzione di questo antico formaggio sono le "musulupare": gli stampi in legno in cui viene collocato il coagulo ottenuto dal latte. Queste possono assumere diverse forme femminili, tra le quali le mammelle o il profilo di una donna. Le musulupare sono intarsiate a mano e richiamano al culto della Madre Terra, che veniva venerata dalla cultura greco-ortodossa e grazie alla quale, secondo le credenze popolari, gli uomini potevano ogni anno ottenere un buon raccolto e buoni prodotti trasformati, come il formaggio. Il musulupu si ottiene dalla lavorazione del latte misto di pecore e capre allevate al pascolo, è un formaggio fresco, senza stagionatura, dura pochi giorni e viene consumato insieme alle verdure di stagione, sulla pasta oppure come ingrediente di base per dolci tradizionali della locride" ( web ).


Musulupu a forma di seno con più capezzoli per propiziare abbondanza e fertilità( web )

Musulupari ( web )

Trovare la ricetta non è stato facile, infine spulciando su alcuni testi della locride ho trovato questa. Non sarà sicuramente l'originale tuttavia il risultato è semplicemente goloso.



Ingredienti
300 gr di farina 00
50  gr di zucchero semolato
3 uova
300 gr di ricotta di pecora
frutta candita, io arancia e cedro homemade
150 gr di zucchero a velo 
limoncello ( facoltativo )
olio di semi per friggere
zucchero a velo per la copertura finale

Preparazione
Farcia
In una ciotola mescolate la ricotta con lo zucchero a velo e qualche cucchiaio di limoncello. Amalgamate bene per ottenere un composto omogeneo ed infine aggiungete i canditi tagliati a pezzetti. Fate riposare in frigo.
P.S. L'aggiunta del limoncello  è personale, certamente insaporisce e profuma il ripieno. I canditi, se non vi piacciono, li potete sostituire con dalle gocce di cioccolato; nei tempi passati si usava unicamente buccia d'arancia grattugiata.



Pasta
In un contenitore versate la farina, fate la fontana ed inserite le uova e lo zucchero. Con una forchetta iniziate a sbattere le uova e ad amalgamarle gradualmente alla farina. Continuate a lavorare con le mani fino ad avere un composto liscio ed omogeneo. Ricopritelo con la pellicola e fatelo riposare per almeno mezz'ora.
Riprendete la pasta e con l'aiuto del matterello filatela, 2/3 mm, poi con un coppapasta ricavate dei dischi di almeno 8 cm, sui quali andrete a deporre un cucchiaio di farcia. Non esagerate comunque! Richiudete i dischi a mezzaluna sigillando i bordi con i rebbi di una forchetta.




Friggete i jaluni in abbondante olio bollente, ma a fuoco moderato, per qualche minuto e pochi per volta. Appena pronti, scolateli su carta assorbente  ed infine sistemateli su un vassoio cospargendoli di abbondante zucchero a velo.












11 commenti:

  1. sono davvero strepitosi che bello ritrovare e preparare ricette antiche dei nostri antenati e della tradizione e, bravissima come sempre!!!!baci sabry

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. ciao Barbara,
    io mi chiamo Stefano e sto seguendo il tuo bel blog da molto, ma non ho mai commentato. Ti volevo ringraziare di tenere in vita e raccontarci queste tradizioni calabresi. La blogosfera è piena di blog di cucina pieni di fuffa, è bello incontrare della qualità.
    Io abito a Londra ma sono nato a Milano, da padre calabrese e mamma lombarda (ma anche con un po' di campano, dato che mio nonno era di salerno). quindi sono per tre quarti terrone e un quarto lumbard - un misto.
    molte delle cose che leggo qui me le ricordo dalla mia infanzia, quando si andava in vacanza giù in calabria, a sellia marina (cz)(ma avevo parenti anche a davoli e soverato).
    è una cucina quella calabra di cui si sa ancora poco (anche se uno dei migliori libri di cucina che abbia letto in questi anni è di una signora nata in calabria e poi emigrata da adolescente negli stati uniti: si chiama rosetta costantino e ha pubblicato un gran bel libro pieno di ricette autentiche e annotazioni storico-culturali, si chiama My Calabria)

    io ora che mi avvio a compiere il mezzo secolo mi sto riavvicinando a queste mie radici e ogni tanto cucino cose calabresi. già da l'anno scorso mi sono preparato le pittenchiuse, questa pasqua voglio anche provare al cozzupa. a noi arrivava spesso il pacco di pasqua da mia zia giuseppina che abitava a cavoli e che aveva il forno a legna: ricordo il piacere di aprire quel pacco pieno di taralli, cozzupe, pane cotto a legna e anche un barattolo di vero sanguinaccio, che io adoravo...(anzi è una di quelle cose che vorrei provare, ma qui a Londra non è facile trovare il sangue di maiale), per non parlare delle salsicce, delle provole ecc....

    ciao per ora da Londra e grazie ancora
    stefano arturi
    ps: ho elimiato il primo commento perché pieno di errori, sorry

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ps.. mi sono dimenticato di indicare anche il mio blog:
      www.qbbq.wordpress.com
      ciao stefano

      Elimina
    2. Grazie Stefano le tue parole mi riempiono il cuore e sono lo stimolo per andare avanti. La nostra cucina sconosciuta ahimè ancora a molti merita di essere conosciuta e rivalutata e nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo. Non sono cuoca ma amo la mia terra in tutte le sue sfaccettature e la cucina mi piace, mi appassiona. Quei piatti che ormai in pochi preparano per svariati motivi sono i miei preferiti e poi ho ancora la fortuna di avere mia mamma che ricorda con precisione tutto. Il mio blog serve proprio a conservare quelle ricette orali che altrimenti andrebbero perdute. Ti ringrazio e spero di risentirci presto. Buona serata.

      Elimina
  4. Ma che buoni sono i tuoi ravioli ! Quel aggeggio è molto interessante !

    RispondiElimina
  5. Che bontà che sono! Proprio bello rispolverare ricette antiche
    Bacioni
    Alessandra

    RispondiElimina
  6. mantenere viva la tradizione...che spettacolo.
    bravissima Barbara!!

    RispondiElimina
  7. mantenere viva la tradizione...che spettacolo.
    bravissima Barbara!!

    RispondiElimina
  8. Magnifico post, mi affascina scoprire le origini e le antiche tradizioni delle ricette.
    I tuoi jaluni non li conoscevo, devono essere deliziosi.
    Complimenti , un bacione!
    Auguri Barbara, Buona Pasqua a te e famiglia.

    RispondiElimina